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Omelia
Domenicale di Don Michele diacono della Diocesi di Lucera-Troia (Fg) |
| THE POWER
OF THE DREAM (LA FORZA DI UN SOGNO, che
viene da Dio) Un uomo ed una donna ed una attesa di vita, come tante ma con una svolta inaspettata. Vorrei fare i primi passi in questo Vangelo accompagnato da Giuseppe, un essere umano che nei nostri presepi e nella nostra immaginazione è una figura secondaria, coinvolto quasi a sua insaputa in un evento straordinario: Nulla di più falso, fantasiosa e approssimativa come identità. Lo dico da uomo adulto, senza voler offendere nessuno ma lo devo dire: Quante sciocchezze ci diciamo e raccontiamo sul Natale, soprattutto a Natale!. Noi cristiani sul Natale dobbiamo essere seri e non far permettere che diventi un teatrino; almeno cerchiamo di insegnarlo ai nostri figli! Giuseppe è un uomo che vive in ognuno di noi; un uomo che davanti al proprio limite finito del quotidiano, davanti alla limitatezza dellopera delle sue mani, davanti al suo giustificato non riuscire con la mente ad accogliere la vita si apre allinfinito di Dio. Il nome Giuseppe significa proprio Dio Aggiunga! Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe Ogni cristiano che attende vita ha, come Giuseppe, una promessa sposa: Maria. Sai, il primo passo per accogliere Cristo è accogliere Maria. Per Giuseppe non è stato semplice. Il suo percorso non era obbligato; decisamente non era una copione da interpretare per entrare a far parte del presepe! E un vero combattimento a cui Giuseppe non si è sottratto e neppure ha avuto sconti speciali per la famiglia di appartenenza. Queste miserie le produciamo perversamente noi nel mondo, nella politica, nel sociale e anche fra noi cristiani! Con Dio non ci sono scorciatoie o spintarelle di sorta. Davanti a Dio la vita è vera vita. Giuseppe è giunto ad un bivio della sua vita: Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Continua su 19 Dicembre 2010 IV Domenica di Avvento anno A LETTURE: Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24 THE POWER OF THE DREAM (LA FORZA DI UN SOGNO, che viene da Dio) |
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| Ermes
Ronchi Il sogno di Giuseppe, gesto d'amore IV Domenica di Avvento Anno A (Letture: Isaia 7,10-14; Salmo 23; Romani 1,1-7; Matteo 1,18-24) Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (...). Secondo il Vangelo di Luca l'Annunciazione è fatta a Maria, secondo Matteo l'angelo parla a Giuseppe. Chi ha ragione? Sovrapponiamo i due Vangeli e scopriamo che l'annuncio è fatto alla coppia, allo sposo e alla sposa insieme, al giusto e alla vergine innamorati. Dio non ruba spazio alla famiglia, la coinvolge tutta; non ferisce l'armonia, cerca invece un sì plurale, che diventa creativo perché è la somma di due cuori, di molti sogni e moltissima fede. Dio è all'opera nelle nostre relazioni, parla dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nel dramma, nella crisi, nei dubbi, negli slanci, nelle oasi di verità e di amore che sottraggono il cuore al deserto. Maria si trovò incinta, dice Matteo. Sorpresa assoluta della creatura che arriva a concepire l'inconcepibile, il proprio Creatore. Qualcosa che però strazia il cuore di Giuseppe: non volendo accusarla pubblicamente pensò di ripudiarla in segreto. Ma è insoddisfatto della decisione presa, perché è innamorato di Maria, e continua a pensare a lei, presente fin dentro i suoi sogni. Giuseppe, l'uomo dei sogni, non parla mai, ma sa ascoltare il proprio profondo, i sogni che lo abitano: anzi, l'uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio. Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Non temere, non avere paura, sono le prime parole con cui nella Bibbia Dio apre il dialogo con gli uomini: la paura è il contrario della fede, della paternità, del futuro, della libertà. Perché Dio non fa paura; se hai paura, non è da Dio. Giuseppe prende con sé la madre e il bambino, preferisce l'amore per Maria, e per Dio, al suo amor proprio. La sua grandezza è amare qualcuno più di se stesso, il primato dell'amore. Per amore di Maria, scava spazio nel suo cuore e accoglie quel bambino non suo. E diventa vero padre di Gesù, anche se non è il genitore. Generare un figlio è facile, ma essergli padre e madre, amarlo, farlo crescere, farlo felice, insegnargli il mestiere di uomo, è tutta un'altra avventura. Padri e madri si diventa nel corso di tutta la vita. L'annunciazione ha luogo nelle case. Al tempio Dio preferisce la casa, perché lì si gioca la buona battaglia della vita. Ogni giorno di vita offerto è una annunciazione quotidiana. Ogni figlio che nasce ci guarda con uno sguardo in cui ci attende tutta l'eternità. Dio ci benedice ponendoci accanto persone come angeli, annunciatori dell'infinito, e talvolta - per i più forti tra noi - ponendoci accanto persone che hanno bisogno, un enorme bisogno di noi. Ed è così che non ci lascia vivere senza mistero. |
| VENERDÌ
17 Dicembre 2010 Vangelo secondo Matteo (1,1-17) |
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| Genealogia
di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio
di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco
generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda
e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e
Zara da Tamar, Fares generò Esròm,
Esròm generò Aram, Aram generò
Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn,
Naassòn generò Salmòn, Salmòn generò
Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut,
Obed generò Iesse, Iesse generò il re
Davide. Davide generò Salomone da quella
che era stata la moglie di Urìa,
Salomone generò Roboamo, Roboamo generò
Abìa, Abìa generò Asàf, Asàf generò
Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram
generò Ozia, Ozia generò Ioatam, Ioatam
generò Acaz, Acaz generò Ezechia,
Ezechia generò Manasse, Manasse generò
Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò
Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della
deportazione in Babilonia. Dopo la
deportazione in Babilonia, Ieconia
generò Salatiel, Salatiel generò
Zorobabèle, Zorobabèle generò Abiùd,
Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò
Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò
Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd
generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan,
Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò
Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale
è nato Gesù chiamato Cristo. La somma
di tutte le generazioni, da Abramo a
Davide, è così di quattordici; da
Davide fino alla deportazione in
Babilonia è ancora di quattordici; dalla
deportazione in Babilonia a Cristo è,
infine, di quattordici. |
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Per Riflettere |
Come mi pongo di fronte agli altri? Come valuto ciò che avviene intorno a me? |
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| Padri della Chiesa |
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| La
natura ci annuncia il Natale del Signore Lattesa della natura invita anche noi allattesa del nuovo sole, Cristo: che sorga a illuminare le tenebre dei nostri peccati; sole di giustizia, si levi vittorioso a dissipare la lunga notte dei nostri delitti e non permetta che il corso della nostra vita si contragga in una tetra angustia, ma lo faccia dilatare con la potenza della sua grazia. E dunque, poiché la natura stessa ci fa conoscere che giunge il Natale del Signore, facciamo anche noi ciò che essa è solita fare: cioè, come la natura incomincia a dilatare i suoi giorni, così anche noi dilatiamo la nostra giustizia; come dellallungarsi dei giorni godono insieme i poveri e i ricchi, così possano i pellegrini e gli indigenti godere insieme della nostra liberalità; come il mondo raccorcia le sue notti, così noi dobbiamo amputare la notte della nostra avarizia. E come pure, nel tempo invernale, i semi si nutrono quando ai tiepidi raggi del sole il gelo dei campi si scioglie, così si sciolga ai caldi raggi del Salvatore la durezza dei nostri cuori e incomincino a mettere radici i semi della giustizia! Massimo di Torino, Sermone 61a,1 |
| Preghiamo Insieme | |
GIUSTIZIA MISERICORDIA Non sarò più impaziente nel chiederti Giustizia mio Signore Gesù Cristo. Non la invocherò più disperatamente Ma solo dolcemente perché la tua giustizia, mio nazareno, non è guerra, no violenza no vendetta ma misericordia. La tua giustizia mio Signore è ridare la vita E miracolare i peccatori più accaniti che potrebbero diventare i tuoi migliori discepoli,operai della tua vigna. Fargli sentire la tua mano quando sembra essere tutto perduto. Ecco mio Signore Gesù, Dio Unico La tua giustizia è Misericordia. Grazie Mio Dio anche per coloro I quali ancora non lo hanno capito. Anonimo |
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