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Maurizio e Roberta

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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
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GIORNATA PACE 2011
Il Papa: libertà religiosa e «il diritto di credere»

«In alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere liberamente la propria fede religiosa, se non a rischio della vita e della libertà personale. In altre regioni vi sono forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli religiosi. I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede». Così esordisce Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale per la pace (1° gennaio 2011), che quest’anno ha per tema “Libertà religiosa, via per la pace” . Un richiamo che si pone dopo un anno, sottolinea il Papa, «segnato dalla persecuzione, dalla discriminazione, da terribili atti di violenza e d’intolleranza religiosa»: tra gli altri nel messaggio menziona gli attacchi a Baghdad (Iraq) contro la cattedrale siro-cattolica e contro i cristiani nelle loro case, gli atti di violenza e intolleranza “in Asia, in Africa, nel Medio Oriente e specialmente in Terra Santa”.

Negare o limitare in maniera arbitraria la libertà religiosa e oscurare il ruolo pubblico della religione, secondo Benedetto XVI, vuol dire coltivare una visione parziale della persona umana, rendere impossibile l’affermazione di una pace autentica e duratura, poiché «l’essere umano non è "qualcosa", ma è "qualcuno", possiede una naturale vocazione a realizzarsi nella relazione con l’altro e con Dio», e «la dignità trascendente della persona è un valore essenziale della sapienza giudaico-cristiana, ma anche condiviso da grandi civiltà e religioni del mondo, perché, grazie alla ragione, è accessibile a tutti». «L’illusione di trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica convivenza – dice il Papa – è in realtà l’origine della divisione e della negazione della dignità degli esseri umani». Benedetto XVI cita il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2008: è inconcepibile che i credenti «debbano sopprimere una parte di se stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti».

Il messaggio del Papa tocca anche le difficoltà che la libertà religiosa incontra oggi in Iraq, in Medio Oriente, in numerosi Paesi d’Africa e dell’Asia; Benedetto XVI sottolinea i pericoli della strumentalizzazione della libertà religiosa «per mascherare interessi occulti, come ad esempio il sovvertimento dell’ordine costituito, l’accaparramento di risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo». Tutto ciò, aggiunge, «può provocare danni ingentissimi alle società» ed è contrario alla natura della religione. «La professione di una religione – prosegue – non può venire impiegata per fini che le sono estranei e nemmeno può essere imposta con la forza». «La stessa determinazione con la quale sono condannate tutte le forme di fanatismo e di fondamentalismo religioso deve animare anche l’opposizione a tutte le forme di ostilità contro la religione, che limitano il ruolo dei credenti nella vita civile e politica». E «l’ordinamento giuridico a tutti i livelli, nazionale, regionale e internazionale, quando consente o tollera il fanatismo religioso o antireligioso, viene meno alla sua stessa missione, che consiste nel tutelare e nel promuovere la giustizia e il diritto di ciascuno».

Un richiamo particolare arriva dal Papa ai credenti, «chiamati non solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma anche, con la testimonianza della propria carità e fede, a offrire un contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà umane». Primo passo per promuovere la libertà religiosa come via per la pace è il dialogo tra istituzioni civili e religiose, dal momento che «esse non sono concorrenti ma interlocutrici, perché sono tutte a servizio dello sviluppo integrale della persona umana e dell’armonia della società». Il Papa fa appello alla verità morale nella politica e nella diplomazia, rivolgendosi in modo particolare a quei Paesi occidentali segnati dall’ostilità contro la religione fino al «rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e la cultura della maggioranza dei cittadini».

Da ultimo, un appello al «dialogo interreligioso» per collaborare «per il bene comune» e uno affinché cessino i soprusi nei confronti dei cristiani che abitano in Asia, nel Medio Oriente e specialmente in Terra Santa, con l’auspicio che pure «nell’Occidente cristiano, specie in Europa, cessino ostilità e pregiudizi contro i cristiani per il fatto che essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e principi espressi nel Vangelo. L’Europa sappia riconciliarsi con le proprie radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia; saprà, così, sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivare un sincero dialogo con i popoli non cristiani. Alcuni di essi si affacciano con speranza verso il continente europeo e vanno accolti con spirito di apertura e di fraternità radicato nel Vangelo, secondo i criteri di legalità e di sicurezza che non possono prescindere dal rispetto della comune dignità umana».

Testo Integrale
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
Libertà religiosa, via per la pace




Omelia Domenicale
di Don Michele diacono della Diocesi di Lucera-Troia (Fg)
THE POWER OF THE DREAM (LA FORZA DI UN SOGNO, che viene da Dio)


Un uomo ed una donna ed una attesa di vita, come tante ma con una svolta inaspettata.
Vorrei fare i primi passi in questo Vangelo accompagnato da Giuseppe, un essere umano che nei nostri presepi e nella nostra immaginazione è una figura secondaria, coinvolto quasi a sua insaputa in un evento straordinario:
Nulla di più falso, fantasiosa e approssimativa come identità.
Lo dico da uomo adulto, senza voler offendere nessuno ma lo devo dire:
“Quante sciocchezze ci diciamo e raccontiamo sul Natale, soprattutto a Natale!”.
Noi cristiani sul Natale dobbiamo essere seri e non far permettere che diventi un teatrino;
almeno cerchiamo di insegnarlo ai nostri figli!
Giuseppe è un uomo che vive in ognuno di noi;
un uomo che davanti al proprio limite finito del quotidiano, davanti alla limitatezza dell’opera delle sue mani, davanti al suo giustificato non riuscire con la mente ad accogliere la vita si apre all’infinito di Dio.
Il nome “Giuseppe” significa proprio “Dio Aggiunga”!
“Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe …”
Ogni cristiano che attende vita ha, come Giuseppe, una promessa sposa:
Maria.
Sai, il primo passo per accogliere Cristo è accogliere Maria.
Per Giuseppe non è stato semplice.
Il suo percorso non era obbligato;
decisamente non era una copione da interpretare per entrare a far parte del presepe!
E’ un vero combattimento a cui Giuseppe non si è sottratto e neppure ha avuto “sconti speciali” per la famiglia di appartenenza.
Queste miserie le produciamo perversamente noi nel mondo, nella politica, nel sociale e anche fra noi cristiani!
Con Dio non ci sono scorciatoie o spintarelle di sorta.
Davanti a Dio la vita è vera vita.
Giuseppe è giunto ad un bivio della sua vita:
“Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto”.


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19 Dicembre 2010 IV Domenica di Avvento anno A LETTURE: Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24 THE POWER OF THE DREAM (LA FORZA DI UN SOGNO, che viene da Dio)



Ermes Ronchi
Il sogno di Giuseppe, gesto d'amore
IV Domenica di Avvento Anno A
(Letture: Isaia 7,10-14; Salmo 23; Romani 1,1-7; Matteo 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (...). Secondo il Vangelo di Luca l'Annunciazione è fatta a Maria, secondo Matteo l'angelo parla a Giuseppe. Chi ha ragione? Sovrapponiamo i due Vangeli e scopriamo che l'annuncio è fatto alla coppia, allo sposo e alla sposa insieme, al giusto e alla vergine innamorati. Dio non ruba spazio alla famiglia, la coinvolge tutta; non ferisce l'armonia, cerca invece un sì plurale, che diventa creativo perché è la somma di due cuori, di molti sogni e moltissima fede. Dio è all'opera nelle nostre relazioni, parla dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nel dramma, nella crisi, nei dubbi, negli slanci, nelle oasi di verità e di amore che sottraggono il cuore al deserto. Maria si trovò incinta, dice Matteo. Sorpresa assoluta della creatura che arriva a concepire l'inconcepibile, il proprio Creatore.

Qualcosa che però strazia il cuore di Giuseppe: non volendo accusarla pubblicamente pensò di ripudiarla in segreto. Ma è insoddisfatto della decisione presa, perché è innamorato di Maria, e continua a pensare a lei, presente fin dentro i suoi sogni. Giuseppe, l'uomo dei sogni, non parla mai, ma sa ascoltare il proprio profondo, i sogni che lo abitano: anzi, l'uomo giusto ha gli stessi sogni di Dio. Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Non temere, non avere paura, sono le prime parole con cui nella Bibbia Dio apre il dialogo con gli uomini: la paura è il contrario della fede, della paternità, del futuro, della libertà. Perché Dio non fa paura; se hai paura, non è da Dio. Giuseppe prende con sé la madre e il bambino, preferisce l'amore per Maria, e per Dio, al suo amor proprio. La sua grandezza è amare qualcuno più di se stesso, il primato dell'amore. Per amore di Maria, scava spazio nel suo cuore e accoglie quel bambino non suo. E diventa vero padre di Gesù, anche se non è il genitore. Generare un figlio è facile, ma essergli padre e madre, amarlo, farlo crescere, farlo felice, insegnargli il mestiere di uomo, è tutta un'altra avventura. Padri e madri si diventa nel corso di tutta la vita. L'annunciazione ha luogo nelle case. Al tempio Dio preferisce la casa, perché lì si gioca la buona battaglia della vita. Ogni giorno di vita offerto è una annunciazione quotidiana.

Ogni figlio che nasce ci guarda con uno sguardo in cui ci attende tutta l'eternità. Dio ci benedice ponendoci accanto persone come angeli, annunciatori dell'infinito, e talvolta - per i più forti tra noi - ponendoci accanto persone che hanno bisogno, un enorme bisogno di noi. Ed è così che non ci lascia vivere senza mistero.


VENERDÌ 17 Dicembre 2010
Vangelo secondo Matteo (1,1-17)


Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.


Commento alla Pagina: Clicca o Copia e Incolla
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Per Riflettere

Come mi pongo di fronte agli altri?
Come valuto ciò che avviene intorno a me?


Padri della Chiesa


 
La natura ci annuncia il Natale del Signore


L’attesa della natura invita anche noi all’attesa del nuovo sole, Cristo: che sorga a illuminare le tenebre dei nostri peccati; sole di giustizia, si levi vittorioso a dissipare la lunga notte dei nostri delitti e non permetta che il corso della nostra vita si contragga in una tetra angustia, ma lo faccia dilatare con la potenza della sua grazia.

E dunque, poiché la natura stessa ci fa conoscere che giunge il Natale del Signore, facciamo anche noi ciò che essa è solita fare: cioè, come la natura incomincia a dilatare i suoi giorni, così anche noi dilatiamo la nostra giustizia; come dell’allungarsi dei giorni godono insieme i poveri e i ricchi, così possano i pellegrini e gli indigenti godere insieme della nostra liberalità; come il mondo raccorcia le sue notti, così noi dobbiamo amputare la notte della nostra avarizia.

E come pure, nel tempo invernale, i semi si nutrono quando ai tiepidi raggi del sole il gelo dei campi si scioglie, così si sciolga ai caldi raggi del Salvatore la durezza dei nostri cuori e incomincino a mettere radici i semi della giustizia!



Massimo di Torino, Sermone 61a,1


Preghiamo Insieme

GIUSTIZIA MISERICORDIA

Non sarò più impaziente nel chiederti
Giustizia mio Signore Gesù Cristo.
Non la invocherò più disperatamente
Ma solo dolcemente perché la tua giustizia,
mio nazareno, non è guerra, no violenza
no vendetta ma misericordia.
La tua giustizia mio Signore è ridare la vita
E miracolare i peccatori più accaniti
che potrebbero diventare i tuoi
migliori discepoli,operai della tua vigna.
Fargli sentire la tua mano quando
sembra essere tutto perduto.
Ecco mio Signore Gesù, Dio Unico
La tua giustizia è Misericordia.
Grazie Mio Dio anche per coloro
I quali ancora non lo hanno capito.

Anonimo
Invia la tua preghiera su maurizio@novena.it

Vedi Anche
Ogni Giorno Una Preghiera
http://www.novena.it/il_punto/preghiera.htm



 
 

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Formato: 11x18, brossurato, 288 pagine

Prezzo di copertina: € 8,00

Data di pubblicazione: 1 Giugno 2010

Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2010, 20 ed.

L'imitazione di Cristo

Versione di Ugo Nicolini
Presentazione di Enzo Bianchi
Priore di Bose

"Imitazione di Cristo" è il titolo italiano dell'opera ascetica medievale "De imitatione Christi", suddivisa in quattro libri o trattati.

Scritta in latino, è una tipica opera monastica; tuttavia, le idee fondamentali del testo, relative alla mortificazione, alla pratica delle virtù cristiane e all'unione costante con Gesù Cristo, ne fanno un'opera universale, molto conosciuta, in passato, anche presso i laici. Si è discusso a lungo circa l'autore, da molti identificato con Tommaso da Kempis (1378-1471).

L'opera risente degli influssi della devotio moderna. Dopo la Bibbia è stato il testo maggiormente tradotto nel mondo cristiano; la prima edizione risale al 1483.


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