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Maurizio e Roberta

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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
La Pace del Signore Maurizio e Roberta



Il Nostro Angelo Custode
La tua vita, come tutta la vita umana allacciata al Cristo, è una storia d’amore. Il mondo saccheggiato da Satana ha tanto bisogno di ricambio dal Signore. Sii un buon ricambio. Numerosi sono quelli che, col cuore oppresso, hanno bisogno dite, e attraverso te, riscopriranno la via che conduce a Dio. Vi troveranno tanti tesori sconosciuti, e potranno infine incominciare la loro storia d’amore. Essi non ne hanno la minima idea. Librati interamente nel Signore, assetato del tuo amore e desideroso di proseguire con te la vostra storia d’amore. Io ti accompagnerò con tutto il cuore, in ogni momento e in ogni circostanza.


Madre Teresa
“La santità spetta a tutti. La santità è un dovere molto semplice. In effetti, se impariamo ad amare, impariamo anche ad esser santi. Ma se vogliamo essere capaci di amare dobbiamo pregare".


In Cammino con Padre Pio
Ti ho più volte detto che nella vita spirituale bisogna camminare in buona fede, senza pregiudizi e senza soverchierie. Fa’ in questa maniera: studiati, per quanto lo comporta la tua capacità e la tua debolezza, di voler fare sempre il bene; se ti riesce di farlo, lodane e ringraziane Dio; se poi con tutta la tua vigilanza e buon volere non riesci a farlo in tutto o in parte, umiliati profondamente dinanzi a Dio, ma senza sconfortarti, proponi di state più attento per l’avvenire, chiedi il divino soccorso, e tira innanzi.
So bene che tu non vuoi fare il male, avvertitamente, e gli altri mali che il Signore permette e che in te avvengono senza che tu il voglia ti servano per umiliarti, e per tenerti al riparo della vanagloria. Non temere dunque e non ti angustiare più sopra i dubbi della tua coscienza, perché tu ben sai che dopo aver usate le tue diligenze, e fatto quanto da te si può, non vi è luogo più a temere ad angustiarsi.

(30 gennaio 1919 a Fra Marcellino Diconsole - Ep. IV p. 396)


Archivio
Autori Antichi o Moderni
Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall’amore

Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.
Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! È certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando è quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo.
Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.
Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l’aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11, 29).
Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.
In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.
Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.
Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù.


Dalle «Lettere» di san Giovanni Bosco
(Epistolario, Torino, 1959, 4, 202. 204-205. 209)


L' Eucaristia Comunione con Cristo e Tra Noi
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi, perché io sono povero e misero.

Signore, guidami nelle scelte quotidiane perché possa essere sempre più sensibile alle necessità degli altri, superando le tentazioni che mi allontanano da te. Fammi sentire sempre più sicuro, nel cammino della mia vita!
p. Antonio Genziani


Il Santo Del Calendario
31 Gennaio - S. Giovanni Bosco Sacerdote

Don Bosco così è tuttora familiarmente denominato il simpatico santo nato a Castelnuovo d'Asti, oggi Castelnuovo Don Bosco, il 16 agosto 1815, ricevette dalla Margherita Occhiena una solida educazione umana e cristiana. Dotato di intelligenza, memoria, volontà e agilità fisica non comuni, fin da ragazzo ebbe molto séguito tra i coetanei, di cui organizzava i giochi, che però interrompeva al suono delle campane per dirottarli tutti in chiesa. Ordinato sacerdote a Torino nel 1841, iniziò la sua attività pastorale con S. Giuseppe Cafasso.
Il suo programma, anzi la sua passione era l'educazione dei giovani, di quelli poveri e abbandonati: ne raccolse un gruppetto che portava a giocare, pregare e sovente anche mangiare al Convitto ecclesiastico. Sloggiata di qui e da altri posti, la scomoda e rumorosa compagnia di Don Bosco ebbe finalmente fissa dimora sotto la tettoia Pinardi, che fu la prima cellula dell'Oratorio. Aiutato da mamma Margherita, pur nell'assoluta mancanza di mezzi materiali e tra la persistente ostilità di molti, Don Bosco diede vita all'Oratorio di S. Francesco di Sales: luogo di ritrovo domenicale per i giovani che desiderassero trascorrere una giornata in sana allegria, pensionato con scuole di arte e mestieri per giovani lavoratori, e scuole regolari per gli studi umanistici, secondo una pedagogia che sarebbe divenuta universalmente nota come «metodo preventivo» e basata sulla religione, la ragione e l'amore. «La pratica del metodo preventivo è tutta appoggiata sopra le parole di S. Paolo che dice: La carità è benigna e paziente; soffre tutto, ma spera tutto e sostiene qualunque disturbo».
Don Bosco assicurò la continuità della sua opera fondando la Pia Società di S. Francesco di Sales (i salesiani) e le Figlie di Maria Ausiliatrice. Fecondissimo scrittore popolare egli stesso, avviò scuole tipografiche, riviste ed editrici per l'incremento della stampa cattolica, la «buona stampa». Vissuto negli anni effervescenti del Risorgimento, pur mantenendosi estraneo alle lotte politiche, svolse azione di intermediario tra la Santa Sede, il Governo italiano e casa Savoia.
Santo ridente e amabile, si sentiva «prete nella casa del povero, prete nel palazzo del Re e dei Ministri ». Deciso polemista antivaldese come comportava la mentalità del tempo, non si vergognò mai delle sue amicizie con protestanti ed ebrei di buona volontà: « Biasimiamo gli errori, scrisse nel Cattolico nel secolo.... ma rispettiamo sempre le persone ». S. Giovanni Bosco morì il 31 gennaio 1888 e fu canonizzato da Pio XI nel 1934.


MARTEDÌ 31 Gennaio 2012
Vangelo secondo Marco (5,21-43)



Ascolta

In quel tempo, essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E all'istante le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?». I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male». Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagòga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagòga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo… Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!. Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare…

Medita
La resurrezione della figlia di Giairo e la guarigione dell’emorroissa sono due interventi straordinari che Gesù compie in ragione di due fondamentali atteggiamenti riscontrati dal Maestro nelle persone che a Lui si rivolgono: lo riconoscono per quello che effettivamente è, Salvatore e liberatore. Giairo e l’emorroissa sono due disperati! Il primo vive nel terrore di perdere un affetto carissimo, la figlia piccola, nel fiorire degli anni. La donna si vede invece la vita sfuggire di mano. Non solo è minata nel fisico, ma ha vissuto l’esperienza della disillusione: in tanti ha cercato salvezza e da questi si è trovata delusa e stanca; riesce però ancora a dare fiducia a qualcuno: questa volta a Cristo. La sua fede è semplice e diretta. Non si fa frenare da nulla e da nessuno. Rischia, si butta e, una volta scoperta, gioca la carta che è sempre vincente con Dio: dice la verità, si presenta per quella che è; vince la paura del farsi “conoscere” da Gesù e si rivela. Anche Giairo cammina nel buio. Cristo conosce la sua fede e gli chiede di rimanere ancora un momento nelle tenebre e la sua attesa, impastata di vera fiducia, ottiene la salvezza non solo per sua figlia, ma anche per lui, aprendo così un rapporto nuovo con Dio.
Di fronte a questo racconto evangelico proviamo a rispecchiarci anche la nostra vita. Forse non è che il cammino di queste due figure del vangelo di oggi può essere molto simile al nostro?! Il loro buio, le loro delusioni, la loro faticosa speranza, la loro gioia…., non è tante volte anche la nostra?! Ognuno di noi passa momenti in cui si sente quasi morire, dissanguato… Giairo e l’emorroissa allora ci insegnano a “toccare”, anche se con la nostra flebile fede, il mantello del Signore e osare… per riacquistare Pace e donare Pace.

Per Riflettere
Continuamente debbo chiedermi se il mio parlare e il mio agire favoriscono negli altri un atteggiamento di misericordia e di pace verso chi sbaglia o se, al contrario, suscitano risentimento e rabbia. La pace si comincia a costruire con i piccoli gesti e passi quotidiani.


Preghiamo Insieme

Dammi un cuore

O Gesù che tanto mi ami,
ascoltami, te ne prego.
Che la tua volontà
sia il mio desiderio,
la mia passione, il mio amore.

Fa' che io ami quanto è tuo;
ma soprattutto che io ami te solo.

Dammi un cuore
così pieno d'amore per te,
che nulla possa distrarmi da te.

Dammi un cuore fedele e forte,
che mai tremi, né si abbassi.

Un cuore retto che non conosca
le vie tortuose del male.
Un cuore coraggioso,
sempre pronto a lottare.
Un cuore generoso,
che non indietreggia
alla vista degli ostacoli.
Un cuore umile e dolce come il tuo,
Signore Gesù.


SAN TOMMASO D'AQUINO




 
 
 
 

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