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Maurizio e Roberta

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La strada ti venga sempre dinanzi e il vento soffi alle tue spalle e la rugiada bagni l'erba su cui poggi i passi. E il sorriso brilli sul tuo volto e il cielo ti copra di benedizioni. Possa una mano amica tergere le tue lacrime nel momento del dolore. Possa il Signore Iddio tenerti sul palmo della mano fino al nostro prossimo incontro.

Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
La Pace del Signore Maurizio e Roberta


Il Mattutino
di Gianfranco Ravasi

HOSTIS O HOSPES?

La civiltà ha fatto un passo decisivo, forse il passo decisivo per eccellenza, il giorno in cui lo straniero, da nemico (hostis), è divenuto ospite (hospes). Il giorno in cui nello straniero si riconoscerà un ospite, allora qualcosa sarà mutato nel mondo. Non è la prima volta che proponiamo un gioco di parole secondo una lingua classica, e per noi "materna", come il latino. Oggi ci affidiamo a un'assonanza che di per sé vorrebbe dire affinità e che, invece, a livello di significato, rivela un'antitesi. Da un lato c'è l'hostis, il nemico per eccellenza, con una connotazione più generale e quasi "nazionale" rispetto al puro e semplice inimicus personale.

D'altro lato, ecco l'hospes, un vocabolo dal suono simile, ma dal valore ben diverso: è l'«ospite» che viene accolto con premura, come fece Abramo in quel caldo pomeriggio orientale nei confronti dei tre personaggi che si erano presentati davanti alla sua tenda sotto le querce di Mamre (Genesi 18). A proporci la sorprendente fusione dei due termini antitetici dell'hostis e dell'hospes è naturalmente il cristianesimo, ma per formularne la tematica abbiamo scelto le parole di un famoso teologo del secolo scorso, Jean Daniélou, creato cardinale da Paolo VI. Egli ci fa osservare - e la sua nota ha un valore particolare soprattutto per noi italiani in questa fase storica segnata dall'immigrazione di persone appartenenti a differenti etnie, religioni e culture - che la civiltà nasce non tanto con le grandi scoperte, ma con un atto di umanità, di ospitalità.

Essa non si può misurare solo in termini di tecnologia e sviluppo economico, ma soprattutto nella logica dell'accoglienza che trasforma il potenziale hostis in un hospes. Certo, questa scelta è complessa e anche faticosa, dev'essere calibrata ed è frutto di un impegno reciproco tra i due interlocutori, ma è l'unica «via stretta» verso la civiltà e la grandezza di un popolo.
Archivio: http://www.novena.it/mattutino/index_ravasi_mattutino.htm


Giovedì 30 Giugno 2011
Dal Vangelo secondo Matteo 9, 1-8



"Salito su una barca, passò all'altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati". Allora alcuni scribi dissero fra sé: "Costui bestemmia". Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: "Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Alzati e cammina"? Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Alzati -disse allora al paralitico-, prendi il tuo letto e va' a casa tua". Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

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http://www.novena.it/vangelo_commento/vangelo_giugno_2011/giugno30.htm

Per Riflettere
Il paralitico, forse, incontra Gesù senza avere fede in lui. Ma l'incontro con il Signore cambia davvero la sua vita. Non solo fisica. Si alzò abbandonando l'uomo vecchio divenuto ora nuovo nella fede.


Il Santo di Oggi:
Ss. Primi martiri della Chiesa di Roma
La crudeltà di Nerone


«Intorno a questi uomini vissuti santamente (Pietro e Paolo) si è raccolta una grande moltitudine di eletti che, per aver patito a causa della gelosia molti oltraggi e tormenti, sono stati uno splendido esempio fra di noi» (Lettera di Clemente ai Corinzi). Dopo i due grandi apostoli Pietro e Paolo, la Chiesa ricorda oggi i primi cristiani di Roma messi a morte nella persecuzione di Nerone degli anni 64-67. Di questa persecuzione abbiamo due testimonianze: l'una proveniente dal mondo pagano, l'altra di origine cristiana.

La prima, riportata da Tacito negli Annali, afferma che a Roma circolava con insistenza la voce secondo la quale Nerone fosse responsabile del colossale incendio che il 16 luglio del 64 distrusse completamente diversi quartieri della città. Per stornare da sé questo sospetto, l'imperatore indusse alcuni cittadini corrotti a denunciare i cristiani come i veri colpevoli. Essi vennero arrestati in gran numero e giustiziati in modo particolarmente crudele. La testimonianza di provenienza cristiana è presente nella lettera che Clemente Romano mandò alla comunità di Corinto poco dopo l'anno 90. Le due testimonianze concordano nella descrizione dei fatti, non certo nella valutazione. Tacito non prova alcuna compassione per dei cittadini messi a morte per il crudele arbitrio di un singolo. Clemente, invece, dice che questi cristiani divennero uno splendido esempio nella convinzione che chi soffriva per il nome di Cristo diveniva per ciò stesso partecipe e compagno della sua passione. A fondamento della Chiesa di Roma, come di altre comunità cristiane di ieri e di oggi, vi è il sangue dei martiri che invita alla sequela e all'imitazione di Cristo.

Gli altri santi.
Ladislao, re d'Ungheria (1031-1096); Ottone di Bamberga, vescovo (1062-1096).



Il Nostro Angelo Custode

I sentimenti che molti farisei manifestarono all’incontro con Gesù portavano l’impronta dell’odio; esso era la causa della loro cecità. Considera l’episodio accaduto un sabato nella sinagoga. Gesù guarì un uomo “che aveva la mano paralizzata” (Mc 3,1). Prima ancora di compiere la guarigione, Gesù aveva constatato la durezza di cuore dei farisei presenti. “Portò su di essi uno sguardo di collera” (3,5). Poi guari il malato. Invece di rimanere edificati e di riflettere su ciò che avevano visto, non fecero che ascoltare i propri pregiudizi e manifestarono il loro odio verso Gesù. Poi “tennero consiglio sul modo per farlo morire” (Mc 3,6). Prega il Signore di non confondere mai un bene così grande - la guarigione del corpo - con un bene deviato dal suo fine - il rispetto legale del sabato. Gesù t’insegna a donare la preminenza all’uomo, somigliante a Dio, sulla legge al suo servizio.



Padri della Chiesa


 

La felicità

Non è cosa sicura che tutti vogliono essere felici, poiché coloro che non vogliono godere di te, unica felicità, certamente non vogliono essere felici.

Felicità è godimento della verità, e ciò significa gioire dite che sei la verità, «o Dio, mia luce, salvezza del mio volto, Dio mio» (Sal 27,1).

Questa felicità, questa vita che è la sola felice, tutti la vogliono; il godimento della verità tutti lo vogliono.

Ho conosciuto molti che volevano ingannare gli altri, ma nessuno che volesse essere ingannato. Dove hanno mai conosciuto questa felicità, se non dove hanno conosciuto anche la verità?

Se infatti non vogliono essere ingannati, significa che amano anche la verità, e poiché amano la felicità che non è altro che il godimento della verità, amano certamente anche la verità.


Agostino d’Ippona, Le Confessioni 10,23
Archivio: http://www.novena.it/il_punto/padri_della_chiesa.htm


Preghiamo Insieme

IL VIAGGIO

Padre, tu non sei un Dio frenetico:
non ti lasci prendere dall’agitazione
di chi è in perenne lotta con il tempo.
Regala qualche sosta al tuo popolo
perché si fermi sotto la tua «nube »
per riassaporare, nella gratitudine,
la freschezza della tua ombra
e ritrovare l’agilità di un buon passo
sulla strada che ancora ci resta da fare.
Nella tua tenerezza, tu non sei avaro
di ristoro e di pace per quanti ami.
Quando ci fermiamo per pigrizia,
per incapacità o per colpa, la tua nube
sosti sul nostro capo e resti con noi
finché ci rialziamo di nuovo.
Mandaci la brezza leggera dello Spirito,
che offre suggerimenti interiori
produce mentalità senza ricorrere alla forza
e spinge al cambio senza creare traumi.

Tonino Bello
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