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Maurizio e Roberta

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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
La Pace del Signore Maurizio e Roberta


Il Mattutino
di Gianfranco Ravasi

LIBERACI DALLA PAURA

Dobbiamo essere liberi dalla paura. Non è il potere che corrompe, ma la paura. Il timore di perdere il potere corrompe chi lo detiene e la paura del castigo da parte del potere corrompe chi ne è soggetto. È una donna fragile a vedersi, con un volto dagli occhi che ti trafiggono: è Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, costretta al carcere per anni e ora agli arresti domiciliari dal regime militare birmano, pur essendo la figlia dell'eroe dell'indipendenza di quel Paese. Ho raccolto queste sue parole sulla paura perché sono quasi il programma della sua lotta per la libertà.

Non c'è bisogno di moltiplicare i commenti attorno a una verità così lampante. La paura, infatti, è la radice di tante vergogne che si commettono. Ed è per questo che il grande Montaigne, nei suoi Saggi, non esitava a confessare: «La paura è la cosa di cui ho più paura». La paura di perdere una carica ti vota all'adulazione, all'inganno, all'umiliazione. La paura di perdere un affetto ti spinge alla gelosia e ad atti meschini. La paura di perdere il predominio sugli altri ti rende implacabile e fin crudele. La paura di perdere la fama ti fa vanitoso e fatuo. Potremmo andare avanti a lungo in questa litania di debolezze e miserie; perciò è giusto invocare Dio affinché ci liberi da ogni paura e viltà e ci renda coraggiosi e sereni.

Detto questo, però, vorrei distinguere la paura da un'altra realtà che usiamo di solito come sinonimo: il timore. Spesso, infatti, si crede di essere audaci perché non si ha più rispetto dell'altro e si diventa, così, arroganti, insolenti, impertinenti. Se la paura può essere un difetto, il timore è una virtù. Per questo motivo nella Bibbia si legge: «Il timore del Signore è principio di sapienza» (Proverbi 1,7).
Archivio: http://www.novena.it/mattutino/index_ravasi_mattutino.htm


MARTEDÌ 29 Marzo 2011
Vangelo secondo Matteo (18,21-35)


Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: "Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?". E Gesù gli rispose: "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò." Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello."

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http://www.novena.it/vangelo_commento/vangelo_marzo_2011/marzo29.htm
Per Riflettere

Perdono di cuore ai miei fratelli? Mi lascio perdonare da Dio nel sacramento della riconciliazione, comprendendo la gravità del mio peccato e l'amore immenso che il Padre riversa su di me perdonandomi?





Commenti Liberi Fatti e Misfatti


Bagnasco: «È il momento della solidarietà»

Unità d'Italia, solidarietà verso i più deboli, la situazione in Nordafrica, i cristiani perseguitati nel mondo, ma anche la legge sul fine vita e la difesa della famiglia: sono alcuni degli argomenti trattati dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cai, nella Prolusione al Consiglio Episcopale Permanente in programma a Roma da oggi al 31 marzo 2011.

LA CRISI IN NORDAFRICA
Bagnasco ha confermato di aver espresso vicinanza al vescovo di Tripoli, mons. Martinelli, e ha definito l'intervento occidentale come "invocato e improvviso", che ha fatto sorgere "interrogativi e tensioni". "Auspichiamo - ha scandito il presidente Cei - che si fermino le armi e che venga preservata soprattutto l'incolumità e la sicurezza dei cittadini". Il cardinale ha anche invocato l'azione della diplomazia come "via e giusta e possibile". Agli italiani il presidente dei vescovi dice che "non ci è consentito disinteressarci da quel che avviene fuori di noi". E' l'ora di attuare quelle "politiche di vera cooperazione che sole possono convincere i nostri fratelli a restare nella loro terra".

LE PERSECUZIONI ANTICRISTIANE
Un capitolo della Prolusione è dedicato alle persecuzioni anticristiane in Egitto, in Iraq e in Pakistan. "Ci uniamo alla Chiesa che soffre e con lei intendiamo batterci perhé nel mondo non si debba più piangere e morire a motivo della propria fede".

IL DISAGIO NEL PAESE
In Italia - è la diagnosi del presidente dei vescovi - si nasconde un senso di disagio, che non deve intaccare però "la fiducia della nostra gente verso le proprie capacità, la propria cultura, verso l'Italia stessa e i suoi destini". Un contributo a tale sensazione viene da certa rappresentazione mediatica che tende a esasperare episodi marginali, mentre "rende invisibioli le realtà positive di cui l'Italia è ricca". "Il bene non coincide con i desideri personali, ma possiede una propria, austera oggettività", scrive Bagnasco. Il Paese ha bisogno che si torni all'oggettività, ai dati di realtà.

IL FINE VITA
Il cardinal Bagnasco parla anche di fine vita, sostenendo con forza la necessità e l'urgenza di una legge sulle dichiarazioni anticipate di fine vita. "Non si tratta di mettere in campo provvedimenti intrusivi che oggi ancora non ci sono, ma di regolare intrusioni già sperimentate, per le quali è stato possibile interrompere il sostegno vitale del cibo e dell'acqua"..

LA FAMIGLIA
Bagnasco conclude con un appello a favore della famiglia: alla collettività dovrà pu premere che le difficoltà economiche, i problemi del lavoro e della casa non diventino "un ostacolo alla realizzazione del progetto di felicità e di benessere che potenzialmente è ogni famiglia". "Davvero è auspicabile che, fatto salvo il rispetto per la libertà personale, nessuno nell'ambito pubblico provveda a decisioni che mettano in ombra l'istituto familiare, architrave portante di ogni realistico futuro".


Padri della Chiesa


 
Per superare le tentazioni

Con l’aiuto della misericordia del Signore Dio nostro, le tentazioni del secolo, le insidie del diavolo, le lusinghe della carne, le turbolenze di questi tempi burrascosi, come ogni avversità sia corporale sia spirituale, vanno superate mediante le elemosine, i digiuni e le preghiere.

Anche se queste pratiche debbono fervere nel cristiano per tutta la vita, massimamente nell’approssimarsi della solennità della Pasqua che con il suo ritorno annuale anima i nostri cuori rinnovando in essi il salutare ricordo del Signore nostro, l’unigenito Figlio di Dio, il quale ci donò misericordia, digiunò e pregò per noi.

«Elemosina », infatti, nella lingua greca significa misericordia. E quale più grande misericordia poteva essere riservata a degli infelici che vedere il Creatore della terra rivestire un corpo di terra?


Agostino d’Ippona, Sermone 207,1
Archivio: http://www.novena.it/il_punto/padri_della_chiesa.htm


Preghiamo Insieme

Quando non si vorrebbe

La perfezione, il dovere...
Signore,
fa forse parte della perfezione
questo desiderio di fuggirla,
di andarsene senza rumore
in un luogo tranquillo, senza posta,
senza miserie, senza esempi da dare,
senza preghiere, senza...
Sì, forse.

Una sera lontana, anche tu,
Signore, hai detto:
«Padre mio, se è possibile,
passi lungi da me questo calice!».
Oh! è certo,
ciò che ti attendeva era più duro,
infinitamente più duro.
Non pretenderò certo di paragonarmi a te.
Ma, nonostante ciò,
Signore, mi rassicura il fatto
che tu pure l’abbia chiesto,
prima di dire:
«Però non come voglio io,
ma come vuoi tu, o Padre».

LUCIEN JERPHAGNON


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