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Maurizio e Roberta

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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)
La Pace del Signore Maurizio e Roberta


Il Mattutino
di Gianfranco Ravasi

IL PAPPAGALLO COME STEMMA

Anni fa nel nostro paese c'erano molti esemplari curiosi di umanità. Ora, invece, i giovani sembrano essere pappagalli spaventati a morte di non essere tutti uguali. Una volta, invece, la gente pregava di avere il vantaggio di essere un po' diversa. È sorprendente sapere che questa osservazione usciva dalla penna di una scrittrice dell'Ottocento. Per la precisione siamo nel 1896, col romanzo Il paese degli abeti aguzzi di Sarah Orne Jewett. Lo ritrovo tra i miei libri, lo sfoglio per curiosità e trovo segnato proprio questo passo che, comunque sia, non è da applicare solo ai giovani di oggi ma un po' a tutti noi, intatto nel suo valore.

Si cerca freneticamente di essere diversi e difformi rispetto agli standard, scegliendo la via dell'eccentricità, del linguaggio sboccato, dell'anticonformismo a tutti i costi, rasentando la bizzarria. In realtà, si sa bene che questo comportamento è comandato dall'alto, a partire dalla pubblicità che codifica simili stravaganze e produce torme di replicanti, votati alle stesse mode, agli identici tic, a uguali abbigliamenti. È l'imitazione di uno stile di vita che è imposto, secondo generi ed età, da una comunicazione sociale imperante e imperiosa. Ne fa le spese il povero pappagallo, il quale in realtà agisce secondo natura, ma che sembra lo stemma dell'attuale massa. «A tanta gente – scriveva nei Grandi cimiteri sotto la luna Georges Bernanos – occorre un certo numero di luoghi comuni da ripetersi scambievolmente come pappagalli, coi movimenti affettati, gli impettimenti e le strizzatine d'occhio di quell'uccello».

Raccogliamo, allora, l'invito della scrittrice del Maine a evitare di essere risucchiati dall'onda conformistica dell'anticonformismo e a custodire la nostra originalità, identità e individualità.
Archivio: http://www.novena.it/mattutino/index_ravasi_mattutino.htm



SABATO 29 Ottobre 2011
Vangelo secondo Luca (14,1.7-11)



Ascolta
Un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: "Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece quando sei invitato, và a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato".

Medita
Come sempre Gesù prende spunto, per la sua dottrina, dalla vita quotidiana che vede intorno a lui. In questo episodio egli si trova in casa di un capo dei farisei per pranzare, è insieme a molte altre persone che, sicuramente, stanno cercando di prendere posto vicino a lui il più possibile.
Notando questo, Gesù espone un piccolo racconto morale, in cui mette in evidenza il comportamento di alcune persone che cercano, in tutte le occasioni, i primi posti, ma che rischiano poi di essere umiliati di fronte agli altri quando vengono fati retrocedere. Le parole del Signore hanno, come sempre, una profonda morale: non dobbiamo esaltarci di fronte agli uomini, perché non è quello ciò di cui dobbiamo andare fieri, ciò che conta è invece essere ai primi posti di fronte a Dio, essere, cioè, degni di appartenere alla sua casa.

Come coglie bene l'aspetto del mondo moderno questo brano del vangelo!!
L'uomo di oggi vive con il solo scopo di primeggiare, di essere onorato, di essere in vista, invidiato dagli altri per la pozione sociale, per la ricchezza, per la bellezza fisica. Quanto lontani sono questi comportamenti da quelli che ci avvicinano al Regno di Dio. Ciò che mostriamo al mondo non deve essere la nostra esteriorità o i beni che possediamo, ma la ricchezza interiore che dobbiamo far crescere e fruttificare con la Parola di Dio. Questo è ciò che conta per sedere alla mensa del Signore.

Per Riflettere
Lasciamo agli altri i primi posti nel mondo, e cerchiamo di meritare, invece, i primi posti nel Regno di Dio


29 ottobre Chiara Luce Badano

Un faro per i giovani


«Chiara è un faro di luce per i giovani del nostro tempo. Coloro che imparano a conoscerla ne restano affascinati. Sentono che è una di loro e si aggrappano a lei con grande devozione perché sa donare speranza, fiducia e ottimismo» (mons. Livio Maritano). Nata a Sassello, in provincia di Savona nel 1971, Chiara veniva da una famiglia cattolica che le aveva trasmesso una fede semplice ma forte. A 9 anni aveva incontrato il movimento dei focolari, ne era rimasta affascinata e aveva deciso di farne parte. Terminata la scuola media, si trasferisce a Savona dove frequenta il liceo classico. Non ha difficoltà ad adattarsi al nuovo ambiente. Aperta alle nuove amicizie, è ben voluta dai compagni. Il suo sport preferito è il tennis, ma un giorno, quando ha appena 17 anni, avverte uno spasimo alla spalla sinistra. Pensa a uno strappo, ma le analisi danno un responso brutale: osteosarcoma, un tumore alle ossa che è all'origine di una passione che dura tre anni. Lei ci mette poco a pronunciare il suo fiat. Ripete spesso: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch'io». Si sottopone docile alle cure e quando il male procede inarrestabile, il suo letto diventa luogo di incontri, di preghiera, di apostolato. Muore nel 1990 e i suoi funerali si trasformano in un festa di ringraziamento a Dio.

Disse di lei Chiara Lubich, la fondatrice dei focolarini: «Con Gesù ha vissuto, con lui ha trasformato la sua passione in un canto nuziale, se ha voluto, una volta passata di là con la sua anima santa, vestire da sposa il suo corpo di qua, curando in anticipo ogni particolare, perché lei, in quel momento sarebbe stata felice con Gesù». È stata beatificata nel 2010.

Gli altri santi.
Onorato di Vercelli (IV sec.); Gaetano Errico, sacerdote fondatore.


Padri della Chiesa


 
Le sollecitudini della Provvidenza divina per l’uomo

Il sommo ed eterno Padre con benignità ineffabile rivolse l’occhio della sua clemenza verso l’anima, dicendole: «O carissima figliuola mia, voglio mostrare la mia misericordia al mondo e in ogni necessità provvedere alle mie creature ragionevoli in tutte le loro aspirazioni. Ma l’uomo ignorante cambia in morte quello che io do per la vita, e così si fa crudele a sé medesimo. Io provvedo sempre, e tutto ciò che io ho dato all’uomo è somma provvidenza.
Con provvidenza lo creai. Quando riguardai in me medesimo, mi innamorai della mia creatura e volli crearla a mia immagine e somiglianza come dono della mia provvidenza. Perciò mi feci premura di darle la memoria perché ritenesse i benefici miei. La resi anche partecipe della mia potenza di Padre eterno.
Le diedi l’intelletto perché nella sapienza dell’unigenito mio Figlio conoscesse e comprendesse con quanto fuoco d’amore aprii a lei i tesori delle mie grazie. Le diedi la capacità e la volontà di amare, rendendola partecipe del dono di amore dello Spirito Santo, perché potesse amare colui che aveva conosciuto con l’intelletto.
Questo fece la dolce mia provvidenza solo perché ella fosse capace di intendere e di gustare me, e godere dell’eterna mia bontà nell’eterna mia visione. Il cielo era chiuso per colpa d’Adamo. Egli non si rese conto della sua dignità e non considerò con quanta provvidenza e amore ineffabile io l’avevo creato. Così cadde nella disobbedienza e con essa venne a lui e a tutti i suoi discendenti ogni genere di male.
Per togliere via questa morte ho provveduto l’uomo di quanto era necessario. Gli diedi il Verbo cioè l’Unigenito mio Figlio e l’ho liberato dalla sua condizione con grande sapienza e provvidenza.
Volli che diventasse ubbidiente e così fosse in grado di eliminare quel veleno che aveva bevuto per la disubbidienza. Cristo, mosso dall’amore, accettò l’ubbidienza e corse alla morte obbrobriosa della croce e con la morte restituì la vita, non certo per i meriti dell’uomo, ma per concessione divina».


Dal «Dialogo della divina Provvidenza» di santa Caterina da Siena, vergine (Cap. 135; libero adattamento; cfr. ed. I. Taurisano, Firenze, 1928, II, pp. 439-441)
Archivio: http://www.novena.it/il_punto/padri_della_chiesa.htm



Preghiamo Insieme


O Padre, sorgente di ogni bene,
ti rendiamo grazie per l’ammirevole
testimonianza della
Beata Chiara Badano.
Animata dalla grazia dello Spirito Santo
e guidata dall’esempio luminoso di Gesù,
ha creduto fermamente
nel tuo immenso amore,
decisa a ricambiarlo con tutte le forze,
abbandonandosi con piena fiducia
alla tua paterna volontà.
Ti preghiamo umilmente:
concedi anche a noi il dono
di vivere con te e per te,
mentre osiamo chiederti,
se rientra nel tuo volere,
la grazia...
per i meriti di Cristo,
nostro Signore

Amen
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